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Il 2024, un anno cruciale per l’Unione europea. Il contributo Vittorio Daniele, Professore Ordinario di Politica Economica – UMG Catanzaro

Il 2024 è un anno importante per l’Unione Europea. Si tengono, infatti, le elezioni per
il Parlamento europeo e si rinnoverà la Commissione. Le sfide e i problemi che
attendono le nuove istituzioni europee sono impegnative, perché richiedono un
maggiore ruolo della UE sul piano politico internazionale.

La prima sfida riguarda, ovviamente, il ruolo della UE nel conflitto tra Russia e Ucraina. Pur in un quadro dichiara alleanza atlantica, la UE dovrebbe ritagliarsi un ruolo di maggiore coesione e autonomia nelle strategie da adottare per un conflitto che è alle sue porte, che ha avuto e continua ad avere ripercussioni economiche e che comporta gravi rischi.

La seconda sfida riguarda il ruolo della UE nelle crisi umanitarie, prima tra tutte quella drammatica che riguarda la popolazione palestinese. Non è accettabile che i valori democratici che tutti i paesi della UE condividono vengano messi da parte, rimanendo inerti di fronte a una tragedia umanitaria che scuote le coscienze. Più volte l’Alto rappresentante per gli affari esteri della UE, Josep Borrell, ha espresso parole di condanna per le violazioni del diritto internazionale nella Striscia di Gaza. È necessario che la UE prenda posizioni ancor più nette a tutela dei diritti umani dei
palestinesi e delle altre popolazioni che soffrono il dramma della guerra. C’è poi il tema dell’emigrazione, su cui va trovata un’efficace posizione europea per evitare tragedie come quella di Cutro del 26 febbraio 2023, in cui hanno perso la vita 94 migranti, senza considerare quelli dispersi in mare.

Ci sono poi i temi dell’economia che ci riguardano direttamente. In particolare, la
gestione della transizione verso un’economia sostenibile per l’ambiente e il contrasto
al cambiamento climatico. È una sfida impegnativa, ma cruciale per il futuro. Il
modello economico attuale, basato sui combustibili fossili, non solo è insostenibile
dal punto di vista ambientale, perché causa di emissioni inquinanti, ma anche
obsoleto, in quanto non in grado di garantire ritmi di crescita e posti di lavoro
adeguati.

La riconversione produttiva dell’economia – pur comportando inizialmente
dei costi – può portare a un abbattimento progressivo delle emissioni di gas serra, al
fine di garantire il rispetto degli impegni assunti con l’Accordo di Parigi sul clima, cioè
di mantenere l’innalzamento della temperatura globale al disotto di 1,5 gradi. La
transizione ecologica può anche sostenere la crescita economica e offrire opportunità
occupazionali, perché richiede l’applicazione di nuove tecnologie e ampi processi di
riconversione degli impianti e delle produzioni. In tali ambiti, è necessario che le
istituzioni europee rinsaldino la cooperazione tra Stati e tra imprese, promuovendo
anche la conoscenza per sensibilizzare l’opinione pubblica europea sui problemi che
ci attendono e sulle opportunità che ci si aprono.

Vittorio Daniele, Professore Ordinario di Politica Economica – UMG Catanzaro